DIFFERENZE FRA ALIMENTI NORMALI E A DENOMINAZIONE D’ORIGINE
Molti consumatori hanno una vaga idea dei prodotti alimentari
normali e quelli DOP e IGP, cioè la denominazione d’origine
protetta e a indicazione geografica protetta, sigle che ormai
stanno su tantissimi alimenti, tranne i vini che per poco
tempo continuano a chiamarsi DOC (denominazione d’origine
controllata) e IGT (indicazione geografica tipica). Intanto
va detto che DOP e IGP sono sigle europee, nel senso che i
prodotti che le portano hanno ottenuto un riconoscimento dalla
Commissione europea dopo un iter piuttosto lungo e severo,
quindi le relative denominazioni (Parmigiano reggiano prosciutto
di Parma eccetera) non possono essere imitate in tutta Europa.
Naturalmente ciò vale anche per i prodotti DOP e IGP
degli altri Paesi europei, che non possono essere imitati
in Italia.
La prima differenza sostanziale con i prodotti alimentari
normali, è che DOP e IGP devono provenire da una ben
determinata zona geografica e non da altre. Una normale caciotta
può essere importata da un qualsivoglia Paese estero,
confezionata ed etichettata in Italia con un nome nazionale
di fantasia “per esempio “Caciotta del pastore”)
e come tale venduta al consumatore, che crede sia un prodotto
italiano. Una caciotta DOP ha invece un’origine nazionale
garantita, anzi un’origine locale ben determinata e
controllata da un organismo ufficialmente autorizzato dal
Ministero delle Politiche Agricole.
La seconda differenza è che le modalità di produzione
di un alimento normale sono a discrezione del produttore,
mentre DOP e IGP hanno un “disciplinare” di produzione
approvato dalla Commissione europea che deve essere rigorosamente
seguito. Per fare qualche esempio un prosciutto normale può
essere stagionato per soli 5 mesi ed essere ricavato da una
coscia di suino congelata, mentre un prosciutto DOP deve provenire
da una coscia fresca ed essere stagionato il doppio, in modo
da acquistare caratteristiche organolettiche assai più
pronunciate. Lo stesso vale per i formaggi a denominazione
d’origine nei cui disciplinari di produzione è
il più delle volte previsto anche che cosa devono mangiare
le vacche da cui viene ricavato il latte.
Il disciplinare dei salumi prevede invece minuziosamente quali
parti di carni suine devono essere impiegate, con esclusione
di quelle di scarto estremo e con le percentuali massime di
grasso, mentre la composizione di quelli normali è
a discrezione del produttore.
Negli oli extravergini di oliva DOP deve essere sempre indicata
l’annata di raccolta delle olive, mentre in quelli normali
non si trova quasi mai: per il consumatore è importante
perché dall’annata di raccolta può capire
l’età dell’olio, che se è più
vecchio di un anno perde generalmente non solo le originarie
caratteristiche organolettiche, ma anche i polifenoli, preziosi
alleati per la salubrità delle arterie. Inoltre, gli
extravergini DOP sono ricavati esclusivamente da olive italiane
di una determinata zona, dalla quale prendono il nome, mentre
gli extravergini normali sono spesso ottenuti con miscelazioni
di oli provenienti da Spagna, Grecia, Marocco, Turchia, eccetera.
In ogni caso c’è una differenza anche tra i prodotti
DOP e quelli IGP.
DOP La qualifica è più prestigiosa e difficile
da ottenere, in quanto bisogna dimostrare che la particolare
qualità e le caratteristiche del prodotto sono dovute
“sostanzialmente o esclusivamente” alla circoscritta
e “ben delimitata” zona di produzione.
IGP E’ una qualifica più accessibile poiché
per ottenerla basta una sola caratteristica di distinzione
o la “reputazione” del prodotto proveniente da
una zona solo “delimitata”. Inoltre, la materia
prima può essere anche estera, come il caso del prosciutto
IGP di Norcia e della bresaola IGP della Valtellina. Un salume
o un formaggio DOP devono provenire invece da materia prima
nazionale.
(da “Le Scelte”)
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