{"id":1394,"date":"2022-05-10T11:19:16","date_gmt":"2022-05-10T09:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.consumatorilombardia.it\/ns\/2022\/05\/10\/shrinkflation-inflazione-con-il-trucco\/"},"modified":"2022-05-10T11:19:16","modified_gmt":"2022-05-10T09:19:16","slug":"shrinkflation-inflazione-con-il-trucco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.consumatorilombardia.it\/ns\/2022\/05\/10\/shrinkflation-inflazione-con-il-trucco\/","title":{"rendered":"SHRINKFLATION: INFLAZIONE CON IL TRUCCO"},"content":{"rendered":"<p>La famosa casalinga di Voghera conosce tutti i prezzi dei prodotti che acquista. Sa quando c&#8217;\u00e8 un&#8217;offerta vantaggiosa ed \u00e8 il caso di fare scorte oppure c&#8217;\u00e8 stato un rincaro ed \u00e8 meglio rinviare l&#8217;acquisto a tempi migliori. Non tutti i consumatori, purtroppo, sono cos\u00ec attenti e vigili.<\/p>\n<p>Da qualche anno, per\u00f2, i produttori hanno deciso di aumentare i prezzi in modo nascosto, con un trucco, mettendo in crisi anche la massaia pi\u00f9 accorta.<\/p>\n<p>E&#8217; la tecnica di marketing della shrinkflation, parola complicata ottenuta dalla fusione di due termini inglesi, ovvero \u201c<em>shrinkage<\/em>\u201d (contrazione, restringimento) o anche &#8220;<em>to shrink<\/em>&#8221; (restingersi) e \u201c<em>inflation<\/em>\u201d (inflazione). Una pratica commerciale che ridimensiona, restringe il peso consolidato di prodotti di largo consumo per celare l&#8217;inflazione, ossia l&#8217;aumento del prezzo.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di male, anzi \u00e8 un vantaggio per il consumatore, poter avere lo stesso articolo con quantitativi differenti. Il cliente \u00e8 contento di trovare una bibita in confezione da 500 ml, 1 litro, un litro e mezzo e 2 litri. Ma che senso ha fare una bottiglia da 500 ml e una da 450 ml se non per confondere il consumatore? Se poi i litri sono scritti a caratteri minuscoli e bisogna organizzare una caccia al tesoro per trovarli o, peggio ancora, la bottiglia da 450 ml \u00e8 grande esattamente come l&#8217;altra, allora il pasticcio \u00e8 completo. Insomma, il prezzo \u00e8 lo stesso o magari addirittura un po&#8217; meno, peccato che con la cura dimagrante il bene sia diventato in realt\u00e0 pi\u00f9 costoso.<\/p>\n<p>Questa pratica c&#8217;era gi\u00e0 da anni. L&#8217;esempio era quello dei fazzolettini di carta, con i pacchetti passati da 10 a 9 fazzoletti. In pratica, in una confezione da 10 pacchetti il trucchetto consentiva di farne sparire uno. Un po&#8217; come le bollette telefoniche da 28 giorni. Abbonamento uguale, ma passando dal canone mensile a quello da 28 giorni c&#8217;era un aumento implicito e nascosto dell&#8217;8,63%.<\/p>\n<p>Ora, per\u00f2, questa tendenza \u00e8 peggiorata, probabilmente per fronteggiare la crisi, l&#8217;aumento dei costi di produzione e l&#8217;inflazione galoppante, in modo da nascondere il rincaro e non perdere clientela.<\/p>\n<p>La &#8220;sgrammatura&#8221; dei prodotti \u00e8 arrivata al cibo simbolo del made in Italy, la pasta, non pi\u00f9 solo in pacchi da 500 grammi e da 1 Kg, ma anche da 400 grammi. Dal t\u00e8 con 20 bustine invece di 25 alle bibite da 450 ml al posto di quelle da 500 ml, gli esempi si sprecano.<\/p>\n<p>Tra gli articoli a cui il consumatore deve stare pi\u00f9 attento ci sono il caff\u00e8 e le mozzarelle, perch\u00e9 la riduzione di peso, rispettivamente da 250 a 225 grammi e da 125 a 100 grammi, \u00e8 accompagnata con un numero molteplice di confezioni. Il caff\u00e8 da 225 si trova in pacchi da 2, 3, 4 o 5, le mozzarelle in buste da 3 e da 4. Cosa cambia?<\/p>\n<p>Che ad esempio il cliente potrebbe essere indotto a ritenere che la confezione da 4 mozzarelle sia pi\u00f9 conveniente di una da 3, essendo il prezzo appena superiore e avendo una mozzarella in pi\u00f9, mentre in realt\u00e0 quella da 3 \u00e8 molto pi\u00f9 conveniente perch\u00e9 da 375 grammi (125 grammi x 3) mentre quella da 4 mozzarelle, pur avendone una in pi\u00f9, \u00e8 in realt\u00e0 molto pi\u00f9 cara essendo da 400 grammi (100 grammi x 4), ossia appena 25 grammi in pi\u00f9, il 6,7% in pi\u00f9 e non il 33,3% come farebbe presupporre l&#8217;aggiunta di una mozzarella. Insomma, i calcoli si complicano e il confronto dei prezzi, alla base della concorrenza e presupposto per poter risparmiare, diventa pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p>Una pratica commerciale \u00e8 scorretta, quando \u00e8 idonea a falsare il comportamento economico del consumatore. In particolare, per il Codice del Consumo, \u00e8 ingannevole quando induce in errore il consumatore medio riguardo al prezzo effettivamente praticato, falsandone il processo decisionale, invogliandolo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ad esempio inducendolo ad acquistare un prodotto rispetto a un altro perch\u00e9 ritenuto erroneamente pi\u00f9 conveniente oppure perch\u00e9 considerato dello stesso contenuto e peso rispetto a un altro con lo stesso prezzo quando in realt\u00e0 il peso \u00e8 inferiore e non \u00e8 quello solitamente praticato dalla quasi totalit\u00e0 delle aziende, da decenni, ma, in modo singolare e anomalo, stranamente inferiore.<\/p>\n<p>Per questo l&#8217;Unione Nazionale Consumatori (Unc) ha presentato un esposto all&#8217;Antitrust, affinch\u00e9 sia accertata la correttezza della pratica, in particolare quando il peso viene ridotto di poco rispetto a quello standard o viene mantenuto un confezionamento della stessa grandezza, pur riducendo il quantitativo interno del prodotto. Un esempio classico \u00e8 il pandoro o la colomba da 750 grammi che hanno lo stesso incarto di quelle da 1 kg.<\/p>\n<p>Troppe volte apriamo una confezione e restiamo delusi, specie se si tratta di un regalo fatto.<\/p>\n<p>Spesso, poi, questi beni smagriti sono anche quelli in offerta nei supermercati, ampliando il rischio che nella fretta si cada in errore.<\/p>\n<p>L&#8217;Unc ha chiesto anche al legislatore di intervenire, depositando in Senato le osservazioni al disegno di legge sulla concorrenza, cos\u00ec da poter frenare il dilagare di questo fenomeno. Tra le richieste, quella di imporre al produttore di mettere ben in evidenza il peso anomalo, nel lato principale della confezione e non nella parte inferiore, nascosto magari tra decine di altre scritte.<\/p>\n<p>Ma che pu\u00f2 fare il consumatore nel frattempo? Confrontare i prezzi reali. Non fermarsi al prezzo di vendita, ma abituarsi a guardare sempre anche quelli al chilo e al litro che il venditore deve per legge a indicare.<\/p>\n<p>L&#8217;art. 14 del Codice del Consumo, ossia del D.Lgs. n. 206 del 2005, obbliga, infatti, il commerciante &#8220;<em>al fine di migliorare l&#8217;informazione del consumatore e di agevolare il raffronto dei prezzi<\/em>&#8221; ad indicare, &#8220;<em>oltre alla indicazione del prezzo di vendita<\/em>&#8221; anche &#8220;<em>l&#8217;indicazione del prezzo per unit\u00e0 di misura<\/em>&#8220;, ossia al chilo, al litro, per la quantit\u00e0 di un metro, metro quadrato o cubo, per una singola unit\u00e0 di quantit\u00e0 diversa, a seconda del bene. Le eccezioni sono pochissime. Non deve essere indicato quando \u00e8 identico a quello di vendita, per i prodotti commercializzati sfusi che possono essere venduti a pezzo o a collo, per quelli di diversa natura posti in una stessa confezione, per i gelati monodose.<\/p>\n<p>Se il commerciante omette di indicare il prezzo per unit\u00e0 di misura \u00e8 soggetto alla sanzione prevista dall&#8217;articolo 22, comma 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, pari a minimo 516 euro.<\/p>\n<p>Certo, guardando anche i prezzi al chilo e al litro fare la spesa diventa pi\u00f9 lungo e faticoso. Un tempo da dedicare alle compere quotidiane che pochi hanno a disposizione. Senza contare che talvolta sono scritti sul cartellino con caratteri minuscoli rispetto a quello di vendita, tanto da richiedere a chi ha pi\u00f9 di 60 anni l&#8217;uso di occhiali. Ma questo sforzo si pu\u00f2 fare almeno per i prodotti pi\u00f9 a rischio, pi\u00f9 sospetti, specie se sono in offerta.<\/p>\n<p>Insomma, la casalinga di Voghera deve cominciare a memorizzare i prezzi al litro e al chilo, come quando acquista frutta e verdura.<\/p>\n<p>Articolo realizzato nell\u2019ambito del Programma generale di intervento della Regione Lombardia con l\u2019utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico D.M. 10.08.2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La famosa casalinga di Voghera conosce tutti i prezzi dei prodotti che acquista. Sa quando c&#8217;\u00e8 un&#8217;offerta vantaggiosa ed \u00e8 il caso di fare scorte oppure c&#8217;\u00e8 stato un rincaro ed \u00e8 meglio rinviare l&#8217;acquisto a tempi migliori. Non tutti i consumatori, purtroppo, sono cos\u00ec attenti e vigili. 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